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Pensare al futuro è difficile ma vitale. Le crisi continue rendono quasi impossibile guardare oltre il quotidiano ed a ciò che si trova oltre l'orizzonte; pensare fuori dagli schemi è complicato ma non farlo porta a non avere strategie per costruire il futuro. I modelli di business del commercio, del consumo, della produzione e soprattutto del turismo, così come erano intesi, sono enormemente cambiati.

La tecnologia è ormai parte integrante della nostra vita e amplia la percezione della realtà integrando ogni nostro momento quotidiano.

Siamo in un'era ibrida in equilibrio tra “on e off” come insegna Luciano Floridi, docente di filosofia ed etica ad Oxford. È sempre lui ad avere teorizzato la “società delle mangrovie”: un momento sfidante che richiede energia e apertura mentale, non sarà il più forte ma quello che sa adattarsi meglio al cambiamento a vincere.

Questo periodo passerà, ma invece di focalizzarci su “quando” ciò accadrà occorre focalizzarsi prima sul "perché" poi sul “come” ed in fine sul “cosa”.

Pensando in modo nuovo ci renderemo conto che non esistono più confini, e che ci si può connettere e dialogare da tutto il mondo con tutto il mondo in nuovi modi.

L’emergenza causata dal coronavirus può essere dunque l’opportunità per avviare un processo di cambiamento radicale del settore turistico; un cambiamento che era già parzialmente in atto e del quale la pandemia ha rafforzato l’urgenza. 

Se sapremo cogliere l’occasione per avviare una trasformazione culturale che rafforzi la competitività e la qualità dell’intera filiera turistica (operatori balneari, della ristorazione, del commercio, dell’artigianato, dell’intrattenimento ecc.), daremo vista a un modello turistico innovativo e in sintonia con il nuovo mondo.